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Casertavecchia: passeggiata al Borgo tra spiritelli, fate ed echi d’antico

Semisedeserti, arroccati, antichi: è l’Italia del tufo e della pietra, costellata di borghi sospesi nel tempo, abitati da poche anime ma intrisi di fascino, storia e arte. Dove è possibile ancora respirare i profumi di un luogo rimasto intatto nel tempo.
Una passeggiata fuori dal mondo, dal rumore, dal caos, dalla frenesia, dall’asfalto. Il mondo moderno sembra lontano da qui, e quasi ti aspetti di incrociare per strada un cavaliere, con la sua corazza e il suo elmo, oppure un frate uscito da qualche ”nome della rosa”.
Tutto questo è Casertavecchia, borgo medievale che sorge alle pendici dei monti Tifatini a circa 401 metri di altezza e a 10km da Caserta.
In questo luogo ameno, sovrastato da un antico maniero, sembra davvero di tornare indietro nel tempo, o di essere catapultati quasi in un set cinematografico: edifici bassi di pietra, stradine strette in basolato, il Duomo, il campanile, il castello. Ed una romanticissima veduta dall’alto fino al golfo di Napoli.

Passeggiare fra le viuzze di questo Borgo misterioso, è un’esperienza unica nel suo genere non solo per l’amenità degli abbondanti scorci medievali, ma soprattutto per l’attualità storica che evocano alcune testimonianze. La dominazione sveva suggerisce immediatamente l’intento di Federico di Svevia, di suo padre e di suo nonno Federico Barbarossa di costruire un Impero Universale svincolato dai poteri locali e dalle ingerenze ingombranti della Chiesa. Ma con l’avvento dei Borboni e la costruzione della Reggia, Caserta diventa il nuovo centro di ogni attività a scapito del borgo antico, al quale, nel 1842 viene tolto il vescovado, anch’esso trasferito in città. Ma il Borgo racconta da solo tutta la storia che ancora non è stata scritta e che pochi hanno osato comprendere.
E’ incredibile osservare come la storia medievale possa riproporsi e incrociarsi mirabilmente proprio intorno a castelli e torri edificate in luoghi tanto distinti e distanti.
Dedicata a San Michele, la Cattedrale medievale è caratterizzata da una fusione di stili differenti: arabo-siciliano, quello delle chiese romaniche ritrovate in puglia e lo stile benedettino di Montecassino. Situata su Piazza Vescovado, la costruzione ha inizio nel 1113 e fu completata nel 1153.
I suoi 32 metri di campanile, che mostra tracce di influenza gotica, fu costruita dieci anni dopo e completata nel 1234. L’esterno della Cattedrale, un tempo austero ed elegante, è caratterizzato da tre portali di marmo. Il portale centrale è decorato con disegni floreali e supportato da due leoni. I suoi interni sono particolarmente suggestivi. Misurano 46 metri in lunghezza, con tre navate separate da diciotto colonne originarie di un tempio romano. Una Madonna con bambino del quattordicesimo secolo che adorna il pilastro alla fine della navata destra, è l’unica parte restante degli affreschi medievali della chiesa. Alle spalle del Duomo, sulla strada principale, c’è la Chiesetta dell’Annunziata, una chiesa gotica costruita alla fine del 13° secolo. La sua austera facciata è decorata da tre finestre ed un rosone, mentre il campanile è sormontato da una cupola a forma di pinnacolo.
Il Castello, roccaforte di differenti dominazioni, fu costruito attorno al 9° secolo D.C sul punto più alto del colle per difendere la città. Danneggiato da diversi terremoti e dal trascorrere del tempo, nonostante sia in rovina, dona comunque una vista impressionante. Le parti che sono rimaste intatte comprendono il torrione federiciano e la sua torre cilindrica di 30 metri, l’antico simbolo della città. Secondo la leggenda, si pensa che la torre nascondesse un tesoro, che non è mai stato trovato.
il borgo di Casertavecchia veglia da secoli sulla terra di lavoro. E come tutti i villaggi dalle origini lontane, è avvolta da tanti misteri e leggende.
E’ poco prima dell’imbrunire che arriva il momento giusto per conoscere l’anima nascosta del tempo che il Borgo da sempre rivela a chi riesce a leggere oltre …

La Casa delle bifore: sogno & realtà

C’era una volta una donna molto bella, straniera, che si innamorò del bellissimo borgo di Caserta vecchia e soprattutto di una chiesetta ormai sconsacrata e in rovina del XI secolo.
No, non è una favola, ma una storia vera, che ha come protagonista un’artista, Ursula Pannwitz, di origini tedesche, che decise di acquistare il rudere di una chiesetta di via San Michele Arcangelo, ormai sconsacrata e in rovina del XI secolo, e che mattone dopo mattone, riuscì a creare nella famosa “Casa delle Bifore”.
La casa è facilmente distinguibile dalla presenza di una finestra con una bifora gotica da cui fanno capolino gli spiritelli, oggi simbolo di questo angolo di paradiso.

Ma non si è limitata ad animare una casa dove aleggia una forte magia piena di fantasia, bensì un intero laboratorio con creazioni straordinarie in creta, legno e qualsiasi materiale che la sua fantasia era capace di trasformare in oggetto d’arte, con la gentilezza, la disponibilità ed il gioviale sorriso con cui Ursula accoglieva i visitatori del suo mondo fantastico. Una sua creazione tipica è stato lo “spiritello”, un piccolo vaso dipinto con il coperchio di legno, al cui interno si conserva un foglietto con un desiderio ed il folletto fa sì che il desiderio si avveri. Si tratta di piccole creazioni artigianali ben auguranti, che riprendono un po’ l’antichissima tradizione degli oggetti apotropaici.
Se si rompe un vaso di terracotta in maniera accidentale in qualunque parte del mondo questa può essere considerata come una sfortuna, a Casertavecchia no!
Infatti nei vasi di terracotta variopinti presenti nel borgo vivono piccoli spiritelli portafortuna che proteggono le vecchie case in muratura e che di notte si aggirano per i stretti vicoli incantati…

La signora Ursula, scomparsa recentemente per un male incurabile, ha voluto che questo vasetto diventasse il simbolo di Casertavecchia, e che anche altri artisti lo producessero, quindi un atto di generosità e di valorizzazione del territorio, infatti se andrete a curiosare nelle botteghe certamente ne troverete!
Ovviamente io ho seguito alla lettera la tradizione!!

Come arrivarci:
in treno: stazione Caserta della ferrovia
in aereo: Aeroporto di Capodichino (Napoli) situato a 24 km di distanza

 

Mila Mancini

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