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Albergo diffuso: turismo a misura di luogo

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All’inizio fu la Carnia, negli ani ’80. A seguire la Sardegna e via via tante altre Regioni. Oggi il modello di albergo diffuso, definito dal New York Times “semplice, ma geniale”, conta 47 esperienze in tutta Italia.

Di cosa si tratta? Di conoscere un territorio soggiornando in case di pregio, abitazioni tipiche, aziende agricole ognuna a suo modo testimone della cultura, della storia e della tradizione locale. Un modo di scoprire la penisola e di fare turismo più sostenibile, dare lavoro alla gente del posto, mantenere l’economia locale. Mete da tenere in considerazione tutto l’anno, piacevoli da raggiungere soprattutto in autunno e primavera.

Un esempio? Sull’altipiano di Lauco, in provincia di Tolmezzo, sono una ventina gli appartamenti gestiti da una Cooperativa che riunisce 11 soci-proprietari. Un’unica reception accoglie gli ospiti del Paese-albergo. Oppure a Villa Retrosi di Amatrice (Ri). Una quarantina di amici hanno salvato dal degrado, ristrutturato e colorato con toni pastello alcune case dove oggi si alloggia. E hanno anche aperto la Bottega delle tipicità nel capoluogo, per far gustare i famosi spaghetti, ma non solo.

Gli alberghi diffusi sono riuniti nell’Adi, Associazione nazionale Alberghi Diffusi. Per saperne di più, il Touring Club ha appena pubblicato la guida Alberghi diffusi.

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